6) Schopenhauer. Sui concetti.
Per A. Schopenhauer non esiste nulla di innato. I concetti
prendono il materiale dalle intuizioni che sono la base della
conoscenza. Quindi prima viene l'intuizione e poi il concetto.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 7.

 Dato che, come  stato mostrato, i concetti prendono in prestito
la loro materia dalla conoscenza intuitiva, e perci tutto
l'edificio del nostro mondo dei pensieri si appoggia sul mondo
delle intuizioni; noi quindi dobbiamo poter ritornare, sia pure
per gradi intermedi, da ogni concetto alle intuizioni, dalle quali
esso stesso immediatamente  stato estratto o dalle quali i
concetti di cui esso a sua volta  astrazione sono stati estratti:
noi cio dobbiamo poterlo verificare con delle intuizioni, che
stanno alle astrazioni nel rapporto dell'esempio. Queste
intuizioni forniscono dunque il contenuto reale di tutto il nostro
pensare, e dovunque, dove esse mancano, abbiamo avuto nella testa
non dei concetti, ma delle semplici parole. Sotto questo riguardo
il nostro intelletto assomiglia ad una banca di cambio, la quale,
per essere solida, deve avere in cassa dei contanti, per potere
pagare, in caso di bisogno, le polizze emesse: le intuizioni sono
i contanti, i concetti le cedole. In questo senso le intuizioni
potrebbero con molta convenienza essere chiamate rappresentazioni
primarie, i concetti invece secondarie: non altrettanto
giustamente gli scolastici, sull'esempio di Aristotele (Metaph.
sesto, 11; undicesimo, 1), chiamarono le cose reali substantias
primas e i concetti substantias secundas.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 619-620.
